“Le iene” (Tarantino) e “Rapina a mano armata” (Kubrick) a confronto.

Innanzitutto vorrei dire che questo paragone non è del tutto spontaneo, Quentin Tarantino stesso ha infatti dichiarato a suo tempo di voler “dedicare” Le iene  (1991) a Stanley Kubrick, autore di Rapina a mano armata (1956). In secondo luogo, vorrei consigliare a tutti di vedere entrambe i film, ma sono certo che molti di voi l’hanno già fatto.

In effetti le differenze tra i due film sono molte di più rispetto alle somiglianze. Tuttavia, io credo che quando è possibile parlare di differenze tra due cose, significa che le differenze sono per lo meno enumerabili, e che quindi si stia già dando per scontata l’esistenza di una  somiglianza di fondo (come nel “gioco delle differenze” della Settimana enigmistica).

Oltre al fatto di essere – banalmente – due film che girano intorno ad una rapina, Le iene e Rapina a mano armata hanno ben altro in comune, ovvero la dimensione spazio-temporale ed il modo in cui queste si intrecciano.

Rapina a mano armata

Rapina a mano armata, un frame dell'organizzazione del piano

Kubrick, l’iniziatore, il nuovo Orson Welles – come venne definito all’uscita del film – pone lo svolgimento e l’esito della rapina al centro della narrazione; questo fulcro, per l’appunto al centro ideale, divide la struttura tra il prima e il dopo. Il “prima” è una tensione che tende al momento chiave: cinque blocchi di analessi in serie – ciascuna delle quali segue un personaggio – e alcune scene di gruppo guidano verso il momento chiave; il tempo scorre per tutti allo stesso modo solo quando i personaggi sono tutti insieme, per il resto è diviso, atomizzato e personalizzato: le azioni che i protagonisti della rapina compiono ci vengono mostrate una ad una, solo la voce fuori campo e un’abile regia ci permettono di ricomporre, gradualmente, il progetto nella sua completezza. Come se invece di ascoltare una canzone, ci facessero sentire i singoli strumenti suonare uno dopo l’altro, ma in modo tanto capace da farci cogliere l’armonia e la completezza del suono.

Una volta terminata la rapina, il tempo ritorna lineare. L’obiettivo, del resto, non è più  tirare le fila di come individui singoli concorrono al progetto comune, quanto piuttosto  determinare l’esito definitivo del progetto. Ecco che quindi la camera può seguire il bottino, portando il soggettivismo pluralistico dei tempi sovrapposti ad un oggettivismo consequenziale.

Michael Madsen ne "Le Iene"

Bello e dannato. Michael Madsen nei panni del crudele Vic Vegam alias Mr. Blonde

Tarantino estremizza lo schema di Kubrick. Elimina la voce fuori campo e si abbandona alla quasi totale anarchia temporale. La rapina non si vede neanche, quasi fosse superflua (e lo è, visto che riusciamo comunque a ricostruire gli avvenimenti chiave, sentendo le diverse versioni offerte dai rapinatori). Il tempo – anzi, i tempi – della narrazione sono completamente sfasati; l’unico punto fermo è il luogo, il magazzino che è sede dell’appuntamento post-rapina. È da questo luogo che si dipana il presente,  mentre – contemporaneamente – i ricordi dei rapinatori ci fanno percorrere a ritroso il passato: l’esito imprevisto della rapina, la sua preparazione, l’arrivo della polizia. Tutto ciò che sta prima è alternato al presente, un presente che non è fermo e/o semplice luogo del racconto, ma è in normale evoluzione, in uno scorrere comune permesso dalla presenza di tutti i sopravvissuti alla rapina nel medesimo luogo.

In Tarantino le vite private dei personaggi non hanno rilevanza, non invadono la scena, mentre nel film di Kubrick è proprio questa invasione a rovinare i piani: è infatti l’amante della moglie di uno dei rapinatori a irrompere nel luogo designato e a provocare l’incrocio di spari e la conseguente strage. Ne Le iene sarà invece l’amato triello – lo stand-off alla messicana ripreso dal celebre Il buono, il brutto e il cattivo - a chiudere il film con una strage di uomini. Anche in questo caso, in cui il conflitto sembrerebbe essere tutto interno al gruppo, è ancora una volta l’elemento esterno (cioè il fatto che Mr. Orange sia in realtà un poliziotto infiltrato) a determinare l’irreparabile disordine.

Le prospettive sono diverse, così come diversi sono i primissimi anni ’90 dal cuore degli anni ’50; Kubrick mostra le ragioni (più o meno valide) del gesto che spinge i singoli rapinatori a rischiare il “tutto e per tutto”: donne, debiti, soldi. Gli uomini chiave della banda che organizza e realizza la rapina sono uomini normali, in alcuni casi dei deboli quasi patologici. In Tarantino non c’è bisogno di spiegare, il rapinatore è un mestiere come un altro che prevede una capacità comprovata, un colloquio di selezione, una raccomandazione (come nel caso del poliziotto infiltrato). Sogno di scappare dalla realtà da una parte, semplici cani da rapina dall’altra – come suggerisce l’infelice sottotitolo in italiano, che, da questa angolatura, rende però il senso ultimo del film.

Giancarlo Mazzetti

3 risposte a ““Le iene” (Tarantino) e “Rapina a mano armata” (Kubrick) a confronto.

  1. Gentilissimo,

    Sono un appassionato ammiratore del grande Stanley Kubrick e di Tarantino (con le eccezioni di Kill Bill 1 e 2; Grind House che ho trovati scadenti). In particolare, Le iene è un film che mi piace molto. Ho trovato interessantissima la tua analisi, giacché mette in luce le comunanze (che non avevo notato) e le divergenze tra i due grandi film. In particolare, è veramente acuta la conclusione, nella quale sottolinei che in Tarantino manca la “giustificazione umana”, presente in Rapina a mano armata e ritieni, non senza buone ragioni, che ciò sia dovuto ad una sorta di “maturazione storica della concezione dell’individuo e della società” dove, negli anni ’90 siamo ormai giunti all’idea che il rapinatore diverge dal capitalista (così sembra esser lasciato intendere) sostanzialmente solo dalla legalità: uno è legale e uno no, ma le motivazioni e le azioni sono identiche e non meritano quasi di essere analizzate. Secondo me, ci sono anche altri due motivi. Infatti, condivido quasi interamente la tua analisi, ma aggiungerei che (1) Tarantino è un regista che ha l’idea (vicina a quella di Sergio Leone dei primi due film) che il cinema debba divertire e, di conseguenza (2) l’analisi psicologica dei personaggi è assente perché del tutto ininfluente. Kubrick, ad esempio, rifiuta (implicitamente) l’idea di un mondo “assurdo”, nel senso di una realtà senza cause e senza effetti ed anzi egli si prodiga, semmai, di sviscerarne tutti gli aspetti in modo sistematico e rigoroso (basti pensare ad Arancia Meccanica o a Barry Lyndon ma anche a Full Metal Jacket come pure Rapina a Mano Armata e Orizzonti di Gloria -ma anche Spartacus, specie la scena del dialogo). L’assurdità per Kubrick nasce dall’osservazione che esiste una distanza tra la giustificazione morale per agire e la spiegazione dell’assurdità dell’agire della maggioranza (Full Metal Jacket, Lolita e, appunto, Rapina a Mano armata. Ma come non ricordare, a tal proposito, Orizzonti di Gloria, dove la discrepanza tra il protagonista e i generali mette in luce proprio questa distanza tra la giustizia e l’assurdità dell’uomo). In Tarantino, invece, tutto ciò perde di senso perché il mondo è assurdo e non c’è via di scampo. D’altra parte, come sottolinei tu stesso, la scena “madre” (il triello ripreso da Sergio Leone, ribaltato perché in Leone è solo il “cattivo” che muore) si conclude in un massacro perché nulla si può salvare dalla distruzione: non c’è bontà, non c’è salvezza, c’è solo il vuoto.
    Gestisco anche io un blog (di filosofia) e ho visto che qualcuno ha letto un mio articolo. Volevo proporvi di scambiarci i link perché mi è piaciuto molto il vostro blog!

    Ottima analisi, comunque!

    • Innanzitutto grazie di aver risposto a questa analisi (a cui tenevo particolarmente).

      Sono d’accordo sui due punti che hai aggiunto e credo che questo derivi dal fatto che Kubrick, oltre ad essere un Regista è anche filosofo, mentre Tarantino è più puramente regista (questo senza voler entrare nell’inutile diatriba su chi sia meglio tra i due)!

      Ma qual è il tuo blog?
      GM

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